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30 Aprile 2014

Scienza e tecnologia entrano alle Nazioni Unite

Quattro membri della TWAS siedono nel comitato scientifico consultivo delle Nazioni Unite, da poco costituito per fornire al segretario generale U.N. Ban Ki-moon supporto scientifico su temi di impatto mondiale

Per la prima volta nella storia gli scienziati dispongono di una corsia preferenziale che li pone a diretto contatto con il segretariato generale delle Nazioni Unite e con decisori politici, per fornire consulenze specifiche sui principali temi scientifici presenti nelle agende internazionali. Ventisei scienziati di fama internazionale provenienti da 25 paesi – tra essi quattro membri della TWAS – sono stati nominati consiglieri nel neoformato panel scientifico delle Nazioni Unite, che fa parte di una strategia più ampia mirata a integrare la scienza nelle politiche internazionali.

Il panel è stato formalizzato dal segretario generale UN, Ban Ki-moon durante un incontro ufficiale tenutosi lo scorso inverno a Berlino, e ha già iniziato i lavori.  Gli scienziati membri sono stati selezionati a livello mondiale in virtù dei loro risultati in ambito scientifico e del prestigio acquisito nei rispettivi campi, e non sulla base di affiliazioni o nazione di provenienza, in modo da comporre una rosa di esperti in rappresentanza di tutti i settori in cui un parere scientifico diventa di fondamentale importanza.

La TWAS è presente nel panel con ben quattro dei suoi membri: un premio Nobel egiziano e tre scienziati provenienti da Asia, America Latina e dal mondo arabo. Tutti vantano una cospicua esperienza non solo scientifica ma anche nel campo della diplomazia. Gli scienziati sono:

  • Abdallah Daar, proveniente dall’Oman, docente di salute pubblica alla University of Toronto, Canada;
  • il climatologo brasiliano Carlos Nobre, scienziato esperto in forze al Brazilian national secretary for R&D policies;
  • lo scienziato malese Abdul Hamid Zakri, consulente scientifico del primo ministro della Malesia e presidente dell’Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES);
  • Ahmed Zewail, egiziano, premio Nobel per la chimica nel 1999, “Linus Pauling professor” di chimica e fisica e direttore del Center for Physical Biology presso il California Institute of Technology.

“L’aspetto promettente di questo panel è dato dal fatto che, per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, la comunità scientifica dispone di una corsia preferenziale per interagire con il segretario delle Nazioni Unite” ha detto Zakri, che è anche professore emerito alla National University of Malaysia (2004), e che in passato è stato co-presidente del Millennium Ecosystem Assessment (2001-2005) e tra i fondatori dell’Intergovernmental Science-Policy Platform of Biodiversity and Ecosystem Services. “È un evento senza precedenti: abbiamo una splendida opportunità di fare la differenza ed è nostro dovere non sprecarla”, ha concluso.

Bai Chunli, presidente della TWAS e presidente dell’Accademia cinese delle scienze ha espresso il suo supporto incondizionato al nuovo panel. “Questo organismo è figlio della consapevolezza, ormai diffusa, che molte delle sfide che siamo chiamati ad affrontare sono sfide globali, sfide in cui la scienza gioca un ruolo costruttivo” ha detto Bai. “La presenza di questo panel avrà certamente ricadute positive sui paesi in via di sviluppo e non vediamo l’ora che i membri della TWAS che siedono nel panel inizino il loro lavoro all’interno del gruppo”.

Un aspetto che caratterizza il panel è la parità di genere: uomini e donne sono ugualmente rappresentati. Tra essi figurano esperti in conservazione della natura, salute pubblica, ingegneria, energia, agronomia e molti altri ancora. Tra i membri, in particolare, si segnalano: Fabiola Gianotti, fisica in forze al CERN, (CERN, Geneva, Switzerland), nel team che ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs; il nigeriano Wole Soboyejo, presidente della African University of Science and Technology (AUST); Judi Wakhungu, dal Kenya, docente di gestione delle risorse energetiche e segretario speciale presso il Ministero dell’ambiente, acque e risorse naturali keniota; Susan Avery, presidente e direttore  del Woods Hole Oceanographic Institution (United States).

I membri del panel prevedono di riunirsi due volte l’anno per definire gli indirizzi operativi e pianificare le attività. Tuttavia saranno attivi durante tutto l’anno, e lavoreranno per piccoli gruppi incaricati di affrontare temi specifici, redigendo documenti indirizzati specificatamente al segretario Ban Ki-moon. L’UNESCO ospiterà il panel e i suoi membri, mentre il consiglio sarà presieduto dal direttore generale dell’UNESCO, Irina Bokova.

“Siamo un panel scientifico consultivo a disposizione del segretario generale delle Nazioni Unite”, sottolinea Gianotti “e il nostro compito sarà fornire input scientifici adeguati e suggerimenti sul modo migliore di usare scienza, tecnologia e innovazione per dare impulso allo sviluppo sostenibile, aiutando in tal modo a risolvere problemi urgenti che richiedono competenze scientifiche specifiche”.

I membri del panel dovranno adottare strategie che permettano di ri-orientare le politiche internazionali, fornendo dati scientifici rigorosi su temi di interesse mondiale. Il loro intervento a livello politico risulterà critico, in particolare, laddove si tratterà di individuare carenze conoscitive che, se adeguatamente colmate, potrebbero rimodellare la qualità di vita di intere comunità, a livello non solo locale, ma regionale e addirittura nazionale.

Secondo Zakri, esperto di genetica e di conservazione della biodiversità, il panel deve individuare innanzitutto un certo numero di obiettivi a breve termine su cui le Nazioni Unite dovrebbero focalizzarsi, dal 2015 in poi, una volta esauritisi gli obiettivi del Millennium Development Goals (il patto del millennio sottoscritto dai Paesi delle Nazioni unite e da 23 organizzazioni internazionali, che si pone come fine il raggiungimento di otto obiettivi per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi poveri, NdA).

Zakri porta in dote al panel una solida esperienza come consulente tecnico-scientifico, maturata nel suo paese prendendo parte a numerosi negoziati multilaterali e partecipando a eventi dedicati alla tutela dell’ambiente, dagli anni Novanta in poi.

“Il panel è un’occasione d’oro che la comunità scientifica ha di far sentire la propria voce ai livelli più elevati di governance mondiale”, ha detto Zakri “e dunque di poter ottenere risposte direttamente dal segretario generale U.N., rappresenta una responsabilità per tutti noi”.

E ha aggiunto: “La comunità di scienziati chiedeva di essere ascoltata da politici e leader di governo sin da quando i temi dello sviluppo sostenibile sono saliti alla ribalta e sono stati inseriti nei dibattiti internazionali. La nascita di questo comitato risponde a questa richiesta, che ormai era impellente”.

Un’opinione autorevole sulla conservazione della natura e sullo sviluppo sostenibile viene da Carlos Nobre, accademico brasiliano, già presidente dell’International Geosphere-Biosphere Programme. Nobre, che è anche il segretario esecutivo del Brazilian Research Network on Global Climate Change (Rede CLIMA), è stato tra i coordinatori delle discussioni scientifiche che hanno preceduto il summit Rio+20, due anni orsono.

I suoi pareri potranno senz’altro dare un marcato impulso quando si tratterà di affrontare soggetti complessi come l’equilibrio della Terra e di fornire indicazioni utili per nuovi modelli climatici. “Esiste una barriera psicologica che è necessario superare quando si considerano temi complessi come il clima”, ha detto in una recente intervista. “La verità è che la transizione dall’economia attuale a un’economia sostenibile (e dunque l’adozione di misure più rispettose del pianeta Terra, NdA) non è così dispendiosa o difficile come si crede comunemente. Pertanto, l’educazione alla sostenibilità diventa un elemento importante, se vogliamo dare impulso a una trasformazione globale e implementare le tecnologie cosiddette verdi”.

Quanto al suo ruolo nel panel, Nobre ha commentato: “Sono un climatologo e spero di riuscire a far capire l’importanza di azioni urgenti da intraprendere sul fronte dei cambiamenti climatici, per contenerli e per cercare di mitigarli. Anche se, va detto, lo stallo negli attuali negoziati sul clima non si deve a carenze conoscitive scientifiche ma a una cronica inerzia istituzionale”.

Plauso all’iniziativa del panel scientifico è venuto anche da Ahmed Zewail, membro della TWAS e premio Nobel per la chimica nel 1999, che ha definito il panel: “Un’eccellente piattaforma per trasmettere messaggi appropriati a tutte le nazioni”. Zewail è il direttore del centro di biologia fisica al Caltech (California Institute of Technology) e la sua presenza nel panel ne riflette la profonda esperienza e passione in questioni di caratura internazionale legate a scienza, formazione e pace.

Abdallah Daar, quarto membro della TWAS presente nel panel, è un immunologo che lavora per lo University Health Network, e insegna scienze sanitarie e chirurgiche all’Università di Toronto. Tra i suoi interessi principali figurano la medicina clinica, la bioetica e la salute globale. Possiede una solida esperienza su temi all’interfaccia tra scienza e politica, esperienza che conta di mettere al servizio dei colleghi.

Poiché il panel è stato creato per svolgere funzioni consultive nei confronti di Nazioni Unite e agenzie internazionali “non avremo certo timore di dire chiaramente come stanno le cose, se ciò servirà a migliorare la qualità di vita dei popoli attraverso l’impiego della scienza”, ha aggiunto Daar. “In medicina e salute pubblica esistono ormai bisogni riconosciuti a livello mondiale e vi è ampio consenso sulle priorità. Le differenze emergono quando si tratta di implementare e trovare le risorse per tali priorità” ha osservato.

Il panel, infatti, dovrà esaminare temi – in particolare di carattere medico - che, a livello di popolazioni, sono affrontati secondo schemi e sensibilità diverse e dovrà riuscire a bilanciare l’urgenza imposta da interventi di salute e sanità pubblica con l’esigenza di investire in educazione, per rafforzare le competenze e la conoscenza scientifica nei paesi in via di sviluppo.

“Con temi così complessi sul tappeto bisognerà lavorare contemporaneamente su molti fronti diversi” ha osservato Daar. “Dovremo senz’altro concorrere a creare sistemi di sanità pubblica migliori, introducendo concetti riconosciuti altrove già da tempo, come la copertura sanitaria o l’allocazione corretta di risorse. Tuttavia, per migliorare questi settori servono solide nozioni scientifiche, ed è qui che il nostro ruolo sarà prominente”.

“Le sfide poste dallo sviluppo sostenibile – dalla gestione delle risorse idriche, alla gestione dei rischi naturali, ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze - sono estremamente complesse e richiedono interdisciplinarietà e cooperazione fra esperti in settori diversi, persone capaci che sappiano informare chi di dovere, e concorrere a sviluppare politiche più efficienti in risposta ai bisogni della società”, ha detto Ban Ki-moon al meeting inaugurale del panel, tenutosi a Berlino il 30 e 31 gennaio di quest’anno.

In un’agenda fitta di impegni in cui trova spazio anche l’importanza di una corretta comunicazione, i membri del panel puntano a intervenire con determinazione per implementare lo sviluppo sostenibile dopo il 2015. Sanno che il loro lavoro andrà a beneficio non solo dei paesi in via di sviluppo, ma del mondo intero.

“Il panel scientifico delle Nazioni Unite è un organismo di importanza cruciale, cui è stata affidata una grande responsabilità”, ha commentato Romain Murenzi, direttore scientifico della TWAS. “È di grande prestigio il fatto che, tra i 26 scienziati selezionati a livello internazionale, ben quattro siano membri della TWAS. Attendiamo con impazienza il momento in cui potremo iniziare a lavorare con il panel, supportandone l’operato al meglio delle nostre possibilità”.

Cristina Serra

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